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Photostory: Salvatores, 60 anni per regista Mediterraneo

di Francesca Pierleoni

ROMA - Dopo l'Oscar per Mediterraneo nel 1992 "ho cercato di dimostrare a me stesso che me lo meritavo. Averlo vinto mi ha permesso di fare film che nessuno mi avrebbe permesso prima".

Una frase che racchiude il percorso di Gabriele Salvatores, regista versatile, ironico e sperimentatore di generi. Nato a Napoli il 30 luglio 1950, e trasferitosi adolescente a Milano, Salvatores esordisce in teatro. Nel 1972 è tra i fondatori del Teatro dell'Elfo, casa di spettacoli innovativi come quello che porta al cinema nel suo film d'esordio, Sogno di una notte d'estate (1983). Quattro anni dopo il regista torna dietro la macchina da presa per Kamikazen: ultima notte a Milano (1987), sulle disavventure di un gruppo di comici da cabaret.

A interpretarlo, fra gli altri, Paolo Rossi e Claudio Bisio. Nel 1986 fonda con Diego Abatantuono e Maurizio Totti, la Colorado Film, e tre anni dopo dirige l'attore in Marrakech Express, primo capitolo della sua 'trilogia della fuga', proseguita con il triangolo Abatantuono - Fabrizio Bentivoglio - Laura Morante di Turné nel 1990 e la consacrazione internazionale per i soldati 'in pausa' dalla guerra di Mediterraneo, per cui vince l'Oscar come miglior film straniero. "Nel cinema ripetere una cosa già fatta mi fa venire l'ansia, mi piace cercare continuamente - ha spiegato il cineasta - come se imparare a fare bene una cosa mi facesse sentire vicino alla morte.

Nella nostra generazione non abbiamo avuto maestri, abbiamo imparato a spese nostre, è stata una scuola costosa, facendo film autarchici". Nel 1992, torna l'amore per il viaggio in Puerto Escondido, tratto dal romanzo di Pino Cacucci. E' la volta poi della denuncia sociale con Sud (1993), con Silvio Orlando, e nel 1997 di un'originale incursione nel mondo virtuale, con Nirvana. Nel 2000 dirige il grottesco Denti, tratto dal romanzo di Domenico Starnone con Sergio Rubini, protagonista anche di Amnesia (2002), su tre storie che ruotano intorno a una discoteca di Ibiza. Salvatores torna in gara per l'Oscar con Io non ho paura (2003), noir tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

Il regista resta nel genere con Quo vadis, baby? (2002), tratto dal libro di Grazia Verasani, con Angela Baraldi, diventato anche miniserie per Sky, e Come dio comanda, dramma sul rapporto fra un padre e un figlio (Filippo Timi e Alvaro Caleca), ancora tratto da un romanzo di Ammaniti. Nel 2010 infine c'é il ritorno alla commedia con il corale Happy Family, tratto dalla piece di Alessandro Gennari, interpretato fra gli altri, da Fabio De Luigi, Margherita Buy e suoi attori feticcio, come Abatantuono e Bentivoglio: "Dopo essermi immerso nel noir - ha spiegato il regista - volevo tornare a un genere che comunque non avevo mai lasciato, con una storia a metà fra commedia all'italiana che ha fatto da madre a tutta la mia generazione e la nuova commedia anglosassone". Ora prepara Educazione Siberiana dal best seller di Nicolai Lilin.