Di Girolamo: dirigenti sapevano, per me 1,7 milioni
Per l'ex senatore, erano ben consapevoli della illiceità delle operazioni
11 marzo, 18:40
ROMA - "Vi erano dirigenti ben consapevoli della illiceità delle operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro frutto dell'attività illecita attraverso il meccanismo della frode dell'Iva". E' quanto afferma l'ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, nel corso dell'interrogatorio reso ai magistrati di Roma, il 9 marzo scorso, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto maxiriciclaggio di due miliardi di euro.
Si aggira intorno ad 1,7 milioni di euro il "compenso personale" dell'ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, per il "lavoro" reso al "gruppo Mokbel". E' quanto risulta dal verbale dell'interrogatorio tenuto dall'ex parlamentare ai pm di Roma, Giancarlo Capaldo, Francesca Passaniti e Giovanni Bombardieri, che indagano sul maxiriciclaggio di due miliardi di euro.(ANSA).
DIFESA SPARKLE_ MODELLO CONTROLLO IDONEO DA 2003 - Dal 2003, già prima della gestione di Franco Bernabé, Sparkle aveva un modello organizzativo "idoneo" ad evitare, almeno a priori, i reati contestati nell'inchiesta della procura di Roma che ha coinvolto la società controllata da Telecom. Tutti i compiti che i pm vorrebbero affidare a un commissario sono già stati assolti dalla società stessa. Il commissariamento è quindi superfluo oltre che pericoloso perché "potrebbe tradursi in una paralisi della società". Questa è la linea di difesa seguita dagli avvocati di Sparkle, Paola Severino e Filippo Dinacci per evitare il commissariamento, una trentina di pagine datate 2 marzo che l'ANSA ha potuto visionare. Al contrario di quello che negli stessi giorni l'ad Franco Bernabé scriveva ai dipendenti (il 4 marzo si rivolgeva loro dicendo "in questi due anni in Telecom Italia abbiamo preso una serie di provvedimenti importanti per evitare che episodi che in passato hanno danneggiato la nostra reputazione possano ripetersi in futuro") gli avvocati scrivono al gip Aldo Morgigni che "tutti i compiti che si vorrebbero assegnare al commissario sono già stati assolti e con largo anticipo dalla società". In particolare Telecom Italia Sparkle (Tis) "ha adottato fin dal 3 novembre 2003 (ai tempi della gestione di Marco Tronchetti Provera, ndr), in epoca precedente agli illeciti contestati, un modello organizzativo volto a prevenire il compimento di reati che possano dar luogo a responsabilità ex 231 (la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti per gli illeciti commessi dai suoi esponenti di vertice, ndr)'". Il modello che Telecom Italia Sparkle si è data nel 2003 e che poi ha implementato successivamente "era idoneo" o almeno lo era ex ante, a priori e questo assolverebbe la società. E' vero, scrivono gli avvocati, il complesso di regole non ha impedito i reati ma questo "non è rilevante per valutare l'idoneità e l'efficacia del modello". Anche agli investigatori sono serviti tre anni, oltre ad indagini di alto profilo, l'impiego coordinato di due forze di polizia, rogatorie internazionali e una strumentazione investigativa di cui solo le pubbliche autorità" per scoprire il "complesso meccanismo" posto in atto da "un'efferata organizzazione criminale, un meccanismo che è emerso solo a seguito di numerosissime intercettazioni telefoniche". "Se il modello adottato prima degli illeciti contestati è ritenuto efficace sulla base di valutazione ex ante - concludono i legali - la responsabilità della società è esclusa" e "l'elusione del modello da parte dei vertici della società non comporta l'inefficacia del modello ma anzi esclude la responsabilità della società". Non solo il modello era idoneo ma i legali sottolineano che gli ulteriori miglioramenti apportati nel 2008 per adeguare il modello alle nuove normative prevedevano "modifiche limitate perché le regole già previste erano complessivamente idonee a prevenire" anche i reati di riciclaggio e ricettazione. I controlli effettuati dalla società peraltro, sottolineano gli avvocati di Sparkle, hanno "consentito di porre tempestivamente fine ai contratti anomali e a qualsiasi condotta potenzialmente illecita" e hanno "fornito ai pubblici ministeri elementi tecnici sulla cui base meglio comprendere e valutare il sofisticato e complesso meccanismo messo in essere dai fornitori e clienti esteri di Tis". La nomina di un commissario giudiziale, concludono gli avvocati di Sparkle rivolgendosi al gip Morgigni, è dunque "del tutto inutile e immotivata e comunque niente affatto mitigativa degli effetti devastanti che l'applicazione produrrebbe con riguardo all'operatività di Tis". "Tutti i compiti che si vorrebbero assegnare al commissario sono già stati assolti e con largo anticipo dalla società risultando dunque del tutto superflua e, quindi, ingiustificata, la gravosa misura richiesta". Anzi sarebbe "un'ingiustificata e pericolosa anticipazione della sanzione, posto che l'affidamento della gestione sociale ad una persona estranea alla società non può non tradursi in una paralisi o comunque in una seria e potenzialmente irreversibile compromissione dell'attività, con conseguente danno per gli stakeholders e rischio di decremento del valore dell'impresa".







