Fiat, oggi stop della Fiom
Prosegue il dibattito sull'annuncio di Marchionne di produrre in Serbia il nuovo monovolume del Lingotto
23 luglio, 17:27
Riaprire il tavolo per discutere l'insieme del progetto 'Fabbrica Italia': lo chiede il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dopo la notizia che la Fiat sposterà in Serbia la produzione della nuova monovolume 'LO'. Una scelta dell'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, contro la quale si scagliano la Lega, con il ministro Roberto Calderoli, che annuncia battaglia; il Pd, che parla di annuncio shock e chiede a Berlusconi di riferire in parlamento; la Cgil, secondo la quale prosegue la ritorsione contro i lavoratori; e gli Enti Locali. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, invita l'azienda a tenere le "bocce ferme" e a fare chiarezza. Il giorno dopo lo spin off dell'auto, promosso dai mercati finanziari, scoppia la polemica: Marchionne accusa il sindacato italiano di poco serietà . Perché se non ci fosse stato il problema di Pomigliano, dice, la futura monovolume poteva essere prodotta a Mirafiori. E Torino reagisce per il timore di una progressiva riduzione della capacità produttiva dello stabilimento simbolo dell'azienda della famiglia Agnelli nel nostro Paese. Pressing, dunque, del governo per un ripensamento su Mirafiori. La convinzione di Sacconi, che più volte ha espresso apprezzamento per la strada intrapresa da Marchionne, è quella che vada riaperto quanto prima "un tavolo tra le parti per discutere l'insieme del progetto Fabbrica Italia, che vuole realizzare investimenti nel nostro Paese se accompagnati da una piena utilizzazione degli impianti secondo il modello già concordato a Pomigliano". Per il ministro, infatti, c'é il modo "di saturare i nostri impianti alla luce dei buoni risultati che il gruppo sta conseguendo negli ambiziosi progetti che si è dato. Certo - aggiunge - occorrono relazioni industriali cooperative perché invece le attività che in qualche modo fermano la produzione, minoranze che bloccano la produzione, non incoraggiano questi investimenti". Polemizza con Marchionne Calderoli: l'ipotesi della Serbia "non sta né in cielo né in terra - dice -. Se è una battuta, magari fatta per portare a più miti consigli i sindacati, sappia che comunque non fa ridere nessuno, diversamente sappia che troveranno da parte nostra una straordinaria opposizione. Non si puo pensare di sedersi a tavola, mangiare con gli incentivi per l'auto e gli aiuti dello Stato e poi alzarsi e andarsene senza nemmeno aver pagato il conto". Attacca anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: "Non ho capito quale tipo di ragioni si portano per dire che in Serbia ci sono condizioni che non si troverebbero a Torino. Su questo servono chiarimenti". E intervengono pure il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il governatore del Piemonte, Roberto Cota: il primo convinto che non possano ricadere le conseguenze di Pomigliano su Mirafiori che "ha creduto nel percorso individuato per il rilancio"; il secondo chiedendo all'azienda che vengano mantenuti gli impegni nella regione. Il piano targato Marchionne, l' 'oracolo' dell'industria dell'auto come lo definisce il Financial Times, continua a dividere il mondo finanziario da quello del lavoro. Nonostante l'annuncio di Moody's di aver posto sotto revisione il rating Ba1 di Fiat e, proprio alla luce dello spin off, di ritenere possibile un declassamento. Diversa l'accoglienza nelle fabbriche dove da giorni la tensione è sempre più alta, anche in seguito ai licenziamenti di alcuni operai.
A Mirafiori tra le tute blu c'é rabbia, scetticismo e paura. Ma c'é anche chi dice: "ce la siamo cercata". Si teme una replica di Pomigliano: "Ci faranno fare la fame per un po' - dice un'operaia - poi ci proporranno accordi inaccettabili che saremo costretti a sottoscrivere dal mutuo e dai nostri figli". Positiva, ovviamente, la reazione dello spostamento della produzione da parte del management serbo dello stabilimento di Kragijevac soddisfatto per il rispetto degli accordi raggiunti con i partner italiani. Intanto proseguono le iniziative di lotta della Fiom: dopo lo sciopero di ieri a Termini Imerese e la mobilitazione dei giorni scorsi, oggi è previsto lo stop di due ore in tutti gli stabilimenti contro i licenziamenti che ci sono stati in questi giorni, ma anche a sostegno della vertenza sul premio di risultato. A fermarsi sarà anche lo Slai-Cobas: otto ore di sciopero nello stabilimento molisano e due ore di sciopero negli altri stabilimenti del gruppo Fiat.
MELFI, ANNULLATA CASSA INTEGRAZIONE PROSSIMA SETTIMANA - La Direzione dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat ha comunicato alle segreterie territoriali e alla Rsu di stabilimento "che non vi sarà la prevista sospensione con cassa integrazione dell'attività produttiva della prossima settimana per sopraggiunte esigenze produttive". Lo ha reso noto il segretario regionale della Fismic, Marco Roselli, evidenziando che "é una notizia che ci aspettavamo viste le perdite produttive dovute ai numerosi scioperi di queste settimane, del resto i clienti che hanno scelto di acquistare le vetture prodotte a Melfi non possono aspettare, è grazie a loro che - ha concluso il rappresentante sindacale - i lavoratori hanno un reddito e per questa ragione per il meritato riposo si può attendere una settimana".
HERALD TRIBUNE APRE SU POMIGLIANO,NUOVA CULTURA LAVORO - Gli sforzi della Fiat di rendere i propri lavoratori più produttivi nello stabilimento di Pomigliano d'Arco come mai prima sono un test per verificare se gli italiani sono disposti ad abbracciare un nuovo modello di lavoro del quale ha bisogno l'Italia per essere più competitiva con i Paesi del nord Europa e del resto del mondo. Lo scrive l'International Herald tribune che dedica al caso Pomigliano un reportage che apre oggi il quotidiano. L'articolo, dal titolo "alla Fiat, tracciare una linea sulla cultura del lavoro", evidenzia anche le lamentele di alcuni lavoratori sulle cattive abitudini di altri colleghi che, per esempio, si danno malati mentre fanno un doppio lavoro. Fresco del salvataggio di Chrysler negli Usa - spiega l'articolo - l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne "sta spingendo questi lavoratori ad essere più devoti al lavoro". Ma - evidenzia - "cambiare una cultura verso il lavoro e cancellare il divario con i vicini del nord Italia non sarà facile". Il reportage riferisce anche le opinioni di chi ritiene che la Fiat sta cancellando un modo di lavorare umano: "Vuole imporre gli standard americani ma troppo lavoro ucciderà gli operai".








