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Cina: export pomodoro in Italia +272% in 10 anni

Falso Made in Italy mette a rischio la produzione nazionale

19 agosto, 17:54

ROMA  - La sfida al San Marzano arriva dal pomodoro cinese. Un ''concorrente sleale'', per Coldiretti, che stima in oltre cento milioni di chili la quantita' di concentrato di pomodoro cinese che arrivera' quest'anno in Italia, materia prima per le conserve di aziende italiane sulle cui etichette si perdera' poi ogni traccia dell'origine asiatica del prodotto.

A ondate di container sbarcati dalle navi, in fusti da oltre 200 chili, l'invasione di pomodoro cinese in Italia e' in continuo aumento: +272% in dieci anni, calcola Coldiretti confrontando i dati dei primi 5 mesi del 2010 con lo stesso periodo del 2000. E' la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico.

E crea preoccupazione. Perche', dice Coldiretti, ''la possibilita' di 'spacciare' come Made in Italy la produzione orientale, oltre ai rischi sanitari confermati dai recenti sequestri, sta mettendo in crisi la coltivazione della vera pummarola Made in Italy, il cui raccolto e' stimato quest'anno in calo di quasi il 10%''.

Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina, stima Coldiretti, dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili, pari a quasi il 15% della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione come materia prima di aziende in Italia: ''Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiche' nei contenitori al dettaglio'', quelli che arrivano sugli scaffali dei nostri negozi di alimentari e supermercati, ''e' obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro''.

Ma c'e' anche un problema di mercato, di concorrenza, nelle campagne si segnalano ritardi nel ritiro dei prodotti, clausole capestro e mancato rispetto delle regole contrattuali che stanno provocando ''incertezza e danni ai produttori agricoli'', dice Coldiretti, che chiede ''una iniziativa da parte del Ministero delle politiche agricole per verificare l'evoluzione della campagna di raccolta ed avviare le eventuali attivita' di controllo negli stabilimenti industriali''.

Anche Fedagri-Confcooperative denuncia una ''reale distorsione della concorrenza'' nel settore: ''Prendendo a pretesto discutibili problemi qualitativi del prodotto, le industrie aderenti ad Anicav (l'Associazione degli industriali delle conserve) non rispettano i contratti sottoscritti pagando il pomodoro ai produttori agricoli, ancorche' ritirato in quantita' insufficienti, a prezzi notevolmente inferiori e addirittura concorrenziali con il pomodoro cinese''.

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