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Bersani: riforme per uscire da palude. Brunetta: no a cambio legge elettorale

Per il segretario del Pd, una fase è al tramonto. Il ministro: il porcellum fa comodo a tutti

03 settembre, 12:12

ROMA - Il lavoro, la conoscenza, la produzione, la riforma fiscale e le politiche per una nuova unità della nazione fanno parte delle proposte a cui "sta lavorando da tempo" il Partito Democratico e che saranno "sottoposte al dibattito pubblico". Lo sostiene Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, in una lettera al Messaggero, nella quale sottolinea che la proposta politica avanzata, "sia dal lato della capacità di un nuovo Ulivo di promuovere l'alternativa di governo, sia dal lato della convergenza democratica più ampia sulle regole del gioco, ha bisogno di essere tradotta in proposte concrete". Secondo Bersani, "una fase comunque è al tramonto". "Si affaccia l'esigenza di una riscossa italiana - dice - che abbia la radicalità e il rilievo di una stagione inedita di riforme che ci faccia uscire finalmente dalla palude". Il segretario del Pd precisa, infine, che "chiunque si candidi a governare questo Paese non potrà porsi al di sotto di questa esigenza, non potrà proporre traccheggiamenti o quieto vivere".

BRUNETTA, RIFORMARE LEGGE ELETTORALE E' UNA TRAPPOLA - I problemi del Paese "sono in larga parte istituzionali e i sistemi elettorali non possono cambiare né la realtà ne l'impalcatura costituzionale". Lo afferma il ministro dell'Innovazione, Renato Brunetta in un intervento al Giornale, nel quale si dice contrario all'appello a favore del sistema uninominale e aggiunge di vedere un "rischio politico" in quel testo. "E' in atto da alcune settimane - scrive Brunetta - una campagna politica dell'opposizione rivolta a indebolire il governo e possibilmente farlo cadere. La foglia di fico per nobilitare queste operazioni è il richiamo alla necessità di una modifica della legge elettorale. Si tratta di intenzioni opportunistiche e strumentali". Secondo il ministro "il Porcellum gode di un generale, seppur inconfessabile consenso". "Quel sistema fa comodo - aggiunge - alle segreterie dei partiti, a chi li dirige, sia che si tratti di maggioranza che di minoranza, perché consente a chi forma le liste di scegliere i gruppi parlamentari". Inoltre, Brunetta sottolinea "l'effetto di autoconservazione dei dirigenti che, anche nella sconfitta, vincono il dominio sui propri parlamentari, da loro nominati". "E' un sistema che a me non piace - prosegue Brunetta -. Non serve a nulla però truccare le carte in tavola per far credere che, ad esempio, la sinistra lo detesti e non abbia approfittato del Porcellum". Il vero punto debole non sta nel sistema elettorale, quanto nella "debolezza costituzionale del governo e nella strutturale inefficienza del Parlamento" precisa Brunetta. "Possiamo comporre le Aule nei modi più diversi - dice - ma non sfuggiremo al fatto che il nostro resta un sistema istituzionalmente diverso da quello che i cittadini percepiscono, che nessuno vota per l'elezione del premier e che, quindi, le valutazioni a consuntivo sono rese impossibili o pretestuose"

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